Orgasmo ritardato e anorgasmia nell’uomo

L’orgasmo e l’eiaculazione costituiscono aspetti fondamentali della funzione sessuale maschile. Le disfunzioni che li riguardano possono compromettere in modo significativo la qualità della vita, la soddisfazione relazionale e l’autostima. Per comprendere meglio questi disturbi è utile esaminare le basi fisiologiche, le principali cause organiche e psicologiche e gli approcci terapeutici più indicati.
Cos’è l’orgasmo ritardato (Delayed Orgasm, DO)?
L’orgasmo ritardato si definisce come un aumento della latenza dell’orgasmo, ovvero un significativo prolungamento del tempo necessario per raggiungerlo, nonostante una stimolazione adeguata e un desiderio sessuale presente. Può manifestarsi in modo costante o episodico.
Come si distingue dall’anorgasmia?
L’anorgasmia è caratterizzata dall’assenza completa di orgasmo, anche in presenza di desiderio e stimolazione. L’orgasmo ritardato, invece, comporta un’importante difficoltà a raggiungerlo, che può comportare tempi molto lunghi o la completa assenza in alcune situazioni specifiche. In molti casi, l’anorgasmia viene considerata una forma estrema di orgasmo ritardato.
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Qual è il disturbo sessuale maschile più indagato?
Tra le disfunzioni sessuali maschili, la più studiata e trattata è la disfunzione erettile. Le opzioni terapeutiche disponibili sono molteplici e comprendono farmaci orali (inibitori della fosfodiesterasi di tipo 5), iniezioni intracavernose, dispositivi a vuoto e protesi peniene. Per questo motivo, le linee guida cliniche sono ben definite. Al contrario, i disturbi dell’orgasmo, pur essendo comuni, sono ancora poco compresi e meno frequentemente oggetto di ricerca clinica.
Orgasmo ed eiaculazione: sono la stessa cosa?
No. Sebbene spesso si verifichino insieme, l’orgasmo e l’eiaculazione sono due eventi distinti. È possibile eiaculare senza provare un orgasmo (per esempio in condizioni mediche specifiche), così come si può avere un orgasmo senza eiaculazione, ad esempio dopo una prostatectomia radicale o durante un’esperienza tantrica. Distinguere tra i due è importante per una corretta diagnosi.
Come funziona l’eiaculazione maschile?
L’eiaculazione si articola in due fasi:
- Fase di emissione: il liquido seminale viene trasportato verso l’uretra posteriore, mentre lo sfintere vescicale interno si chiude per impedire il reflusso dello sperma in vescica.
- Fase di espulsione: grazie alla contrazione ritmica dei muscoli del pavimento pelvico, lo sperma viene espulso attraverso l’uretra.
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E l’orgasmo?
L’orgasmo maschile si verifica generalmente in concomitanza con la fase espulsiva dell’eiaculazione, ed è caratterizzato da contrazioni muscolari ritmiche, sensazioni di piacere intenso e modificazioni neuroendocrine.
A livello neurologico, coinvolge una rete di aree cerebrali che includono le cortecce cingolata, insulare, limbica e prefrontale, come dimostrato da studi di neuroimaging (fMRI e PET). Durante l’orgasmo, alcune regioni del cervello si attivano, mentre altre, come la corteccia prefrontale, si “disattivano”, probabilmente per facilitare la perdita temporanea del senso di controllo.
Che cos’è l’eiaculazione ritardata?
L’eiaculazione ritardata è definita come una persistente o frequente difficoltà a eiaculare durante i rapporti sessuali, anche in presenza di un’adeguata stimolazione e desiderio. Secondo il DSM-5, si diagnostica quando il disturbo è presente nel 75-100% dei rapporti, persiste da almeno sei mesi e causa un disagio significativo. L’ICD-11 fornisce una definizione analoga, enfatizzando l’incapacità o il marcato ritardo nell’eiaculazione.
Quali tipi di eiaculazione ritardata esistono?
Il disturbo può essere classificato in base all’origine e al contesto:
- Primaria (o permanente): presente fin dai primi rapporti sessuali.
- Acquisita (o secondaria): insorge dopo un periodo di funzionamento sessuale normale.
- Generalizzata: si manifesta in tutte le situazioni.
- Situazionale: compare solo con specifici partner, pratiche o contesti.
Quando si parla di eiaculazione ritardata in termini di tempo?
Il tempo medio dall’inizio della penetrazione vaginale all’eiaculazione (IELT) è di circa 5,4 minuti, ma può variare da meno di un minuto fino a oltre 40. Un IELT superiore ai 20-25 minuti può essere indicativo di eiaculazione ritardata secondo criteri statistici basati su deviazioni standard dalla media.
Quanto è diffusa l’anorgasmia primaria negli uomini?
Secondo Kinsey, riguarda circa 15 uomini su 10.000, mentre Nathan e colleghi parlano di un 5% di soggetti con orgasmo inibito. Tuttavia, la distinzione tra eiaculazione ritardata e anorgasmia è spesso sfumata negli studi, il che rende difficile ottenere dati epidemiologici precisi.

Quali sono le principali cause dell’orgasmo ritardato?
Le eziologie dell’orgasmo ritardato sono molteplici e spesso interagiscono tra loro. Le cause più frequenti comprendono:
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- Uso di SSRI (42% dei casi): i farmaci antidepressivi inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (come l’escitalopram) possono aumentare i livelli di prolattina e ridurre il testosterone, compromettendo la libido e l’orgasmo.
- Cause psicologiche (28%): ansia da prestazione, esperienze sessuali traumatiche, educazione repressiva, difficoltà relazionali o emozioni negative associate al sesso possono interferire con la risposta orgasmica.
- Ipogonadismo (21%): bassi livelli di testosterone riducono la risposta sessuale.
- Sensibilità peniena ridotta (7%) o iperstimolazione (2%): frequente masturbazione con pressioni e stimolazioni elevate può alterare la sensibilità e rendere difficile l’orgasmo durante il rapporto sessuale.
Quali sono le possibili cause psicologiche e sessuologiche dell’orgasmo ritardato o assente?
- Ipodesiderio sessuale situazionale o generalizzato
In alcuni casi il desiderio sessuale può essere basso a causa di stress, ansia, conflitti relazionali, insoddisfazione sessuale o vissuti depressivi. - Condizionamenti educativi o religiosi
Eventuali vissuti di colpa, vergogna o tabù legati alla sessualità possono influire negativamente sul desiderio e sulla disponibilità all’eccitazione. - Stili masturbatori idiosincratici
Alcune persone sviluppano un’abitudine alla masturbazione molto meccanica, veloce o con fantasie poco trasferibili alla relazione reale. Questo può ridurre l’interesse o la responsività a nuovi stimoli. - Disarmonia di coppia o relazione poco stimolante
Se la persona è in coppia, una dinamica relazionale o sessuale non gratificante può far diminuire il desiderio e aumentare il tempo di latenza. - Dipendenza da pornografia o eccessiva stimolazione virtuale
L’uso massivo di pornografia, specie se associato a pratiche masturbatorie frequenti e disimpegnate, può ridurre l’interesse per il contatto reale e allungare i tempi di ripresa del desiderio. - Stati dissociativi o ansia da prestazione
Alcuni uomini possono attivare inconsapevolmente meccanismi dissociativi legati a un’ansia da controllo o da prestazione, che rallentano o inibiscono il ciclo del desiderio.
Esistono evidenze che collegano il DO a situazioni specifiche?
Sì. In uno studio su uomini coinvolti in rapporti sessuali programmati per la fertilità, Byun et al. hanno riscontrato una prevalenza del 5,92% di DO. I soggetti con DO mostravano livelli significativamente più alti di ansia, misurati con il Beck Anxiety Inventory (p < 0.001).
Che ruolo ha l’iperstimolazione masturbatoria?
Un’elevata frequenza di masturbazione, associata all’uso di stimolazioni intense (pressione manuale o pornografia specifica), può ridurre la sensibilità peniena e condizionare negativamente l’orgasmo durante i rapporti con partner. Questo può creare un ciclo disfunzionale, aggravato con l’età, che rende più difficile l’orgasmo in contesti sessuali non autoindotti.
Qual è l’impatto degli interventi chirurgici pelvici?
La disfunzione orgasmica è comune dopo interventi come:
- Prostatectomia radicale: 5-70% di incidenza
- Cistectomia radicale: 33-63
- Chirurgia colorettale: 0-52%
La preservazione dei nervi pelvici durante l’intervento è determinante per conservare la capacità orgasmica.
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Come avviene la valutazione clinica del DO?
La diagnosi richiede un’attenta anamnesi e un esame fisico. È essenziale raccogliere informazioni su:
- Storia medica generale (neuropatie, disturbi metabolici, traumi)
- Interventi chirurgici (soprattutto neurologici e pelvici)
- Storia psichiatrica (ansia, depressione, eventi traumatici)
- Vita sessuale (frequenza dei rapporti, modalità di stimolazione, presenza di dolore)
- Contesto sociale e culturale (educazione repressiva, convinzioni religiose)
- Farmaci assunti (inclusi antidepressivi e antipertensivi)
L’esame fisico può evidenziare segni di ipogonadismo (atrofia muscolare, ridotta peluria corporea), disturbi metabolici o esiti chirurgici. Anche la valutazione del genitale esterno è utile, per escludere condizioni come testicoli non discesi o anomalie anatomiche.
Quali sono i trattamenti disponibili per il disturbo dell’orgasmo ritardato?
Attualmente non esiste un protocollo terapeutico standardizzato per il trattamento del disturbo dell’orgasmo ritardato maschile. L’approccio deve essere personalizzato e frequentemente multidisciplinare, coinvolgendo urologi, medici di medicina generale e specialisti in sessuologia, con l’obiettivo di affrontare i molteplici fattori biopsicosociali implicati.
1. Valutazione e gestione di cause organiche
Prima di avviare qualsiasi trattamento, è essenziale escludere cause mediche o farmacologiche. Se l’insorgenza del DO è correlata all’uso di farmaci, in particolare gli SSRI, è opportuno che il paziente discuta con il medico la possibilità di:
- Ridurre il dosaggio
- Sospendere il farmaco, se possibile
- Sostituirlo con molecole a minor impatto sulla funzione sessuale
- Optare per farmaci a emivita più breve, utili per limitare gli effetti collaterali sessuali
2. Terapia sostitutiva con testosterone
In presenza di un deficit documentato di testosterone, il trattamento ormonale sostitutivo può essere indicato, seguendo le linee guida internazionali. Nei pazienti che presentano il DO come sintomo principale di ipogonadismo, è possibile considerare un ciclo di terapia con testosterone in formulazioni iniettabili, topiche o intranasali. In alcuni casi, è stato segnalato l’uso di testosterone intranasale a breve durata d’azione, somministrato “on demand” circa un’ora prima dell’attività sessuale, per evitare una terapia a lungo termine.
3. Disfunzione erettile concomitante
Poiché la disfunzione erettile può contribuire al DO, è necessario valutarne la presenza e trattarla adeguatamente con inibitori della fosfodiesterasi-5 (PDE5i), autoiniezioni intracavernose o dispositivi a vuoto.
4. Trattamento delle condizioni endocrine
Nei casi in cui siano presenti iperprolattinemia o disfunzioni tiroidee, è opportuno indirizzare il paziente allo specialista per la gestione endocrinologica.
5. Intervento psicologico e sessuologico
Quando il disturbo dell’orgasmo è influenzato da fattori psicologici, relazionali o da esperienze traumatiche pregresse, un intervento psicoterapeutico condotto da un/una terapeuta con competenze in sessuologia può risultare fondamentale. Tecniche come la ristrutturazione cognitiva, l’educazione sessuale, gli esercizi di focalizzazione sensoriale e la terapia di coppia possono contribuire a migliorare significativamente l’esperienza orgasmica e la soddisfazione sessuale.
La terapia sessuale può assumere diverse forme, in base all’origine del disturbo. Tra gli approcci possibili ricordiamo i seguenti:
– Educazione sessuale mirata
– Terapia di coppia focalizzata sulla sessualità
– Esplorazione psicodinamica delle esperienze passate e delle credenze sessuali
– Tecniche di mindfulness applicate alla sfera intima
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L’approccio clinico viene calibrato in base alle caratteristiche specifiche del paziente. Per esempio, nei casi in cui si osservi una stimolazione insufficiente – dovuta a ridotta sensibilità del pene o a una componente psicogena prevalente – si può intervenire potenziando l’eccitazione psicologica mediante stimolazione vibratoria o spinte pelviche più vigorose, e affrontando al contempo le componenti emotive e relazionali che concorrono al disturbo.
In altri casi, l’abitudine all’autostimolazione può rendere difficoltoso l’orgasmo con il/la partner. In tali situazioni, il trattamento mira a spostare l’attenzione dall’autocontrollo alla capacità di accogliere il piacere derivante dall’interazione con l’altro/a. Quando esiste una marcata discrepanza tra le tecniche di masturbazione e la stimolazione in coppia, si può proporre una rieducazione masturbatoria, finalizzata a condizionare una risposta orgasmica più flessibile e condivisibile.
In alcuni pazienti, il disturbo può riflettere un conflitto psicologico associato all’eiaculazione, che può derivare da problematiche di coppia, timori legati alla gravidanza, difficoltà nel lasciarsi andare o paure inconsce legate al successo e alla perdita di controllo. In questi casi, il lavoro clinico aiuta a identificare e rielaborare le barriere emotive, i vissuti di vergogna o inadeguatezza, e a migliorare la comunicazione tra i/le partner.
La terapia può anche agire sulla destigmatizzazione del disturbo, promuovendo una maggiore accettazione di sé e della propria sessualità. È importante che il/la terapeuta esplori con il paziente le dinamiche relazionali e i fattori interpersonali che possono influenzare negativamente il funzionamento sessuale, come ad esempio l’ansia da prestazione o la difficoltà nel comunicare desideri e preferenze.
Quali suggerimenti dare a chi soffre di questo disturbo?
Si suggerisce la sperimentazione di nuove forme di stimolazione delle zone erogene, la variazione di ritmo e pressione nella stimolazione peniena, l’uso di vibratori, l’integrazione di giochi di ruolo e nuove dinamiche erotiche.
Dr. Walter La Gatta

Fonte principale:
Nguyen, V., Dolendo, I., Uloko, M. et al. Male delayed orgasm and anorgasmia: a practical guide for sexual medicine providers. Int J Impot Res 36, 186–193 (2024). https://doi.org/10.1038/s41443-023-00692-7
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