L’esperienza dell’intervento alla prostata
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Il cancro alla prostata è oggi il tumore più frequente negli uomini. L’aumento dell’aspettativa di vita e l’invecchiamento della popolazione fanno prevedere che nei prossimi decenni il numero dei nuovi casi continuerà a crescere. Negli ultimi anni sono migliorate sia le tecniche diagnostiche sia le possibilità di trattamento, ma la malattia e le sue cure continuano ad avere un forte impatto sulla vita psicologica e relazionale degli uomini.
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Cosa è la prostatectomia radicale?
Tra i trattamenti disponibili, la prostatectomia radicale è considerata uno degli interventi più efficaci quando il tumore è localizzato. Consiste nella rimozione chirurgica della prostata insieme alle vescicole seminali e, quando necessario, ai linfonodi e ad altri tessuti della zona pelvica. L’intervento può essere eseguito con tecnica tradizionale a cielo aperto, laparoscopica oppure con chirurgia robotica, che oggi è sempre più utilizzata in molti centri specializzati.
Quanto è diffuso il tumore alla prostata?
Il tumore della prostata rappresenta circa il 15% di tutte le neoplasie maschili ed è il più diffuso in oltre cento paesi del mondo. Le stime internazionali indicano che i casi globali potrebbero quasi raddoppiare: da circa 1,4 milioni nel 2020 a quasi 3 milioni entro il 2040. Questo significa che sempre più uomini si troveranno ad affrontare non solo la diagnosi, ma anche le conseguenze delle cure.
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Cosa comporta una prostatectomia radicale?
Dal punto di vista medico, la prostatectomia radicale offre buone probabilità di controllo della malattia e riduce il rischio di mortalità. Tuttavia non è un intervento neutrale sul piano psicologico. Può comportare effetti collaterali come incontinenza urinaria e difficoltà nell’erezione, oltre a cambiamenti più profondi legati all’immagine di sé, alla sessualità e alla percezione della propria identità maschile.
Come vivono gli uomini questa esperienza?
Uno studio qualitativo condotto in Brasile ha cercato di capire come gli uomini vivono interiormente questa esperienza. I ricercatori hanno intervistato diversi pazienti operati di tumore alla prostata e hanno analizzato i loro racconti utilizzando un metodo che permette di ricostruire il “discorso collettivo”, cioè il modo in cui un gruppo di persone costruisce significati condivisi su una stessa esperienza.
Dalle interviste emerge prima di tutto una forte ambivalenza. Per molti uomini l’intervento è vissuto come una liberazione. Il tumore rappresenta una minaccia di morte e l’operazione diventa il momento in cui si sente di aver ripreso il controllo della propria vita. Alcuni parlano di rinascita, altri di una seconda possibilità, qualcuno addirittura di una benedizione. In questi racconti prevale il sollievo per aver eliminato la malattia.
Molti partecipanti descrivono anche la chirurgia come una scelta inevitabile. Nella loro percezione era l’unico modo sicuro per fermare il tumore e proteggere la propria vita. Alcuni, guardando indietro, pensano addirittura che sarebbe stato meglio intervenire prima.

Cosa succede dopo l’intervento?
Una parte degli uomini racconta una vita quotidiana che, dopo un periodo di adattamento, torna quasi normale. Alcuni riferiscono di non avere particolari problemi urinari o sessuali, altri spiegano di essersi semplicemente abituati ai cambiamenti del corpo. In queste storie emerge la capacità di adattarsi e di riorganizzare la propria vita attorno a nuove abitudini.
Accanto a queste narrazioni più rassicuranti compaiono però vissuti molto più dolorosi. La difficoltà sessuale è uno dei temi più ricorrenti. Molti uomini descrivono la perdita dell’erezione come qualcosa che tocca direttamente il senso di virilità. Alcuni parlano di mutilazione, altri della sensazione di non poter più vivere la sessualità come prima. In diversi casi questo problema si riflette anche nella relazione con il/la partner, generando distanza, imbarazzo o paura del giudizio.
Come vivono l’incontinenza urinaria?
L’incontinenza urinaria può diventare una fonte di grande disagio. L’uso di pannolini, la paura di perdere urina in pubblico o durante le attività quotidiane e il senso di vergogna possono portare alcune persone a limitare la vita sociale.
La virilità può essere compromessa?
Per alcuni uomini il cambiamento non riguarda solo il corpo ma l’identità. Alcuni raccontano di sentirsi meno uomini, come se una parte importante di sé fosse stata perduta. In queste testimonianze compaiono sentimenti di tristezza, frustrazione e talvolta una sensazione di vuoto, come se la vita fosse stata salvata, ma non completamente restituita.
Come si dovrebbero comportare gli operatori sanitari in questi casi?
Da parte degli operatori sanitari dovrebbero giungere informazioni chiare, spiegazioni sui possibili effetti dell’intervento e uno spazio di dialogo aperto: questo può aiutare gli uomini ad affrontare con maggiore consapevolezza ciò che li aspetta. Anche il coinvolgimento del partner e il sostegno psicologico prima e dopo l’intervento possono ridurre l’isolamento e la vergogna che molti provano.
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In cosa consiste la preparazione pre-operatoria?
Negli ultimi anni si parla sempre più anche di preparazione preoperatoria. Esercizi per il pavimento pelvico, attività fisica e supporto psicologico prima dell’intervento possono migliorare il recupero. Dopo la chirurgia possono essere utili programmi di riabilitazione urinaria e sessuale, oltre a interventi psicoterapeutici che aiutino la persona a rielaborare il cambiamento del proprio corpo e della propria identità.
Dr. Walter la Gatta
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Fonte principale
Peloso-Carvalho BM, Lima RS, Silva JVD, Dázio EMR, Nascimento MCD, Fava SMCL. Social representations of radical prostatectomy from the perspective of men undergoing surgery. Rev Esc Enferm USP. 2025 Nov 17;59:e20250127. English, Portuguese, Spanish. doi: 10.1590/1980-220X-REEUSP-2025-0127en. PMID: 41248302.



