Gli effetti del divorzio sui figli: cosa cambia nelle diverse età?
Quando una coppia con figli decide di separarsi, una delle domande più frequenti riguarda il benessere dei bambini: quale sarà l’impatto della separazione?
Per molti anni si è pensato che il divorzio fosse inevitabilmente traumatico per tutti i figli. Oggi sappiamo che la realtà è più complessa. La ricerca psicologica mostra infatti che non è la separazione in sé a determinare il benessere o il malessere dei figli, quanto il modo in cui essa viene gestita.
I bambini possono soffrire sia in una famiglia separata sia in una famiglia formalmente unita ma caratterizzata da continui conflitti, tensioni e ostilità.
Ciò che conta maggiormente è poter continuare a contare su genitori emotivamente disponibili, capaci di collaborare nelle scelte educative e di proteggere i figli dai conflitti della coppia.
Cerchiamo di saperne di più.
La ricerca ci dice che…
I figli tendono ad adattarsi meglio alla separazione quando mantengono relazioni significative con entrambi i genitori e quando vengono tenuti al riparo dalle ostilità tra gli adulti.
Da 0 a 3 anni: il bisogno di continuità
Anche se molto piccoli, i bambini percepiscono i cambiamenti emotivi dell’ambiente familiare. Non comprendono il significato della separazione, ma possono cogliere tensioni, assenze improvvise e modificazioni delle routine quotidiane.
In questa fase della vita il bisogno principale è la prevedibilità. Il bambino si sente sicuro quando le figure di riferimento sono presenti, coerenti e prevedibili nelle loro risposte.
Dopo una separazione possono comparire:
- maggiore irritabilità;
- pianto più frequente;
- difficoltà nel sonno;
- ansia da separazione;
- attaccamento particolarmente intenso a uno dei genitori.
Queste reazioni non indicano necessariamente un problema psicologico, ma rappresentano spesso il modo attraverso cui il bambino cerca di adattarsi a una nuova situazione.
Come aiutare il bambino
- Mantenere routine regolari per sonno, pasti e attività quotidiane.
- Favorire il contatto con entrambi i genitori quando possibile.
- Evitare cambiamenti eccessivi e contemporanei.
- Offrire presenza fisica, rassicurazione e prevedibilità.
Da 3 a 5 anni: quando il bambino si sente responsabile
In età prescolare i bambini iniziano a comprendere meglio ciò che accade attorno a loro, ma tendono ancora a interpretare gli eventi in modo egocentrico.
Per questo motivo possono arrivare a credere che la separazione sia in qualche modo colpa loro:
“Se fossi stato più bravo, mamma e papà non avrebbero litigato.”
“Se non avessi fatto quel capriccio, forse sarebbero ancora insieme.”
Questi pensieri sono molto frequenti e meritano attenzione.
Possono inoltre comparire:
- paure improvvise;
- regressioni comportamentali;
- disturbi del sonno;
- bisogno costante di rassicurazione.
Come aiutare il bambino
- Spiegare con parole semplici che la separazione non dipende da lui.
- Ripetere più volte che continuerà a essere amato da entrambi i genitori.
- Non coinvolgerlo nei conflitti degli adulti.
- Evitare critiche e svalutazioni dell’altro genitore in sua presenza.
Dai 6 ai 12 anni: l’età più delicata
Molti studiosi ritengono che la scuola primaria rappresenti una delle fasi più difficili per affrontare la separazione dei genitori.
A questa età i bambini comprendono molto bene che cosa stia accadendo, ma spesso non possiedono ancora gli strumenti emotivi necessari per elaborare la complessità della situazione.
Possono ricordare con nostalgia i periodi precedenti e coltivare fantasie di riconciliazione.
Alcuni bambini cercano di diventare “perfetti” per riportare la pace in famiglia. Altri esprimono il disagio attraverso rabbia, tristezza o difficoltà scolastiche.
Possono emergere:
- calo del rendimento scolastico;
- chiusura emotiva;
- somatizzazioni;
- sensi di colpa;
- conflitti di lealtà tra i genitori.
Attenzione ai conflitti di lealtà
Uno dei rischi maggiori è che il bambino si senta costretto a scegliere da che parte stare. I figli non dovrebbero mai essere trasformati in arbitri, confidenti o alleati di uno dei due genitori.
Come aiutare il bambino
- Mantenere una comunicazione aperta e rassicurante.
- Collaborare nelle decisioni educative fondamentali.
- Mostrare rispetto reciproco davanti ai figli.
- Favorire la continuità delle relazioni importanti.
- Valutare un supporto psicologico in presenza di segnali persistenti di disagio.
Adolescenza: tra autonomia e fragilità
Gli adolescenti comprendono molto meglio dei bambini le difficoltà della relazione di coppia e spesso riescono a riconoscere che la separazione può rappresentare una soluzione a una situazione familiare diventata troppo conflittuale.
Questo non significa che non soffrano.
Molti adolescenti reagiscono mostrando apparente indifferenza. In realtà possono sperimentare sentimenti di rabbia, delusione, tristezza o paura per il futuro della famiglia.
A questa età è frequente che il disagio emerga indirettamente attraverso:
- calo del rendimento scolastico;
- chiusura comunicativa;
- conflitti familiari più intensi;
- comportamenti oppositivi;
- isolamento emotivo.
Un errore frequente consiste nel trattare l’adolescente come un adulto o come un confidente.
Per quanto possa sembrare maturo, un figlio adolescente continua ad avere bisogno di genitori che svolgano il proprio ruolo e che non lo coinvolgano nelle dinamiche affettive della separazione.
Come aiutare l’adolescente
- Ascoltare senza minimizzare le sue emozioni.
- Rispondere alle domande con sincerità ma senza eccessivi dettagli.
- Rispettare il suo bisogno di autonomia.
- Non utilizzarlo come sostegno emotivo o confidente.
- Mantenere punti di riferimento stabili nella vita quotidiana.
Ciò che protegge davvero i figli
La ricerca suggerisce che i figli affrontano meglio la separazione quando possono continuare a sentirsi figli di entrambi i genitori senza dover scegliere da che parte stare.
Ciò che li protegge maggiormente non è l’assenza di cambiamenti, ma la presenza di adulti capaci di offrire sicurezza, coerenza e disponibilità emotiva.
Anche dopo la fine della relazione di coppia, la relazione genitoriale continua a esistere. Quando mamma e papà riescono a collaborare come genitori, i figli sviluppano generalmente una maggiore capacità di adattamento e una migliore salute psicologica nel lungo periodo.
In conclusione
Non esiste un’età nella quale la separazione sia completamente indolore. Ogni fase dello sviluppo presenta vulnerabilità e bisogni specifici.
La vera differenza è rappresentata dal modo in cui gli adulti affrontano la crisi. Quando i figli vengono protetti dai conflitti, ascoltati nei loro bisogni e mantenuti al centro delle attenzioni educative, riescono generalmente ad adattarsi anche a cambiamenti importanti come il divorzio dei genitori.
Dr. Walter La Gatta
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Dr. Walter La Gatta
Psicologo Psicoterapeuta e Sessuologo Clinico
Il Dr. Walter La Gatta si è laureato in Psicologia presso l’Università di Padova e svolge la libera professione di psicoterapeuta e sessuologo clinico online e in presenza.
Per interesse personale ha conseguito anche una seconda laurea in Sociologia presso l’Università di Urbino.
È specializzato in Sessuologia Clinica presso il CIS (Centro Italiano di Sessuologia) di Bologna ed è Delegato Regionale del Centro Italiano di Sessuologia per Marche Abruzzo e Molise.
È stato membro del Consiglio Direttivo del CIS ed è membro della
SIAMS (Società Italiana di Andrologia e Medicina della Sessualità)
e della
FISS (Federazione Italiana di Sessuologia Scientifica).
Si occupa di psicoterapia individuale, terapia di coppia e consulenza sessuologica per problematiche legate ad ansia, relazioni, difficoltà sessuali e benessere psicologico.
Le sedute possono essere svolte online tramite WhatsApp e altre piattaforme di videochiamata oppure in presenza.
Riceve ad Ancona, Fabriano, Civitanova Marche e Terni.
Telefono:
348 3314908
Email:
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