Ipnosi: come funziona davvero?

Ipnosi: come funziona davvero?

Dr. Walter La Gatta

Negli ultimi decenni l’ipnosi è diventata oggetto di un crescente interesse scientifico. Se in passato era spesso associata allo spettacolo o a fenomeni misteriosi, oggi viene studiata in ambito psicologico, medico e neuroscientifico. Numerose ricerche hanno cercato di capire che cosa accade nella mente e nel cervello durante lo stato ipnotico, quali meccanismi siano coinvolti e in quali ambiti terapeutici possa essere utile. Nonostante le evidenze scientifiche accumulate, l’ipnosi continua comunque a suscitare curiosità nel grande pubblico e talvolta anche scetticismo.

Cerchiamo quindi di saperne di più.

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Che cos’è esattamente l’ipnosi?

L’ipnosi è generalmente definita come una procedura psicologica attraverso la quale una persona viene guidata a entrare in uno stato particolare di attenzione focalizzata e di maggiore ricettività alle suggestioni. In questa condizione l’individuo è invitato a immaginare esperienze sensoriali o emotive molto vivide, che possono essere percepite come particolarmente realistiche.

Lo stato ipnotico non è un sonno né una perdita di coscienza. La persona rimane vigile e consapevole dell’ambiente, ma l’attenzione tende a concentrarsi soprattutto sulle immagini mentali, sulle sensazioni corporee o sulle indicazioni fornite dal terapeuta. In questo senso l’ipnosi può essere descritta come uno stato di coscienza modificato, caratterizzato da un’intensa concentrazione e da una riduzione delle distrazioni interne ed esterne.

Che cosa succede nel cervello durante l’ipnosi?

Le tecniche di neuroimaging, come la risonanza magnetica funzionale e la tomografia a emissione di positroni, hanno permesso negli ultimi anni di osservare alcuni cambiamenti cerebrali associati allo stato ipnotico. Questi studi suggeriscono che durante l’ipnosi si verifica una riduzione dell’attività in alcune aree cerebrali coinvolte nel pensiero autoreferenziale, cioè nei processi mentali che riguardano il continuo dialogo interno e le fantasie spontanee.

Contemporaneamente si osserva un aumento della comunicazione tra regioni cerebrali coinvolte nel controllo dell’attenzione e nella pianificazione delle azioni. Questo particolare schema di attivazione potrebbe spiegare perché, durante l’ipnosi, le persone riescano a concentrarsi in modo molto intenso su specifiche immagini o suggerimenti, ignorando stimoli esterni o distrazioni.

Alcuni ricercatori hanno anche osservato cambiamenti nelle reti cerebrali legate alla percezione del dolore e alle emozioni, il che potrebbe spiegare l’efficacia dell’ipnosi in alcune applicazioni cliniche, come il controllo del dolore o la gestione dell’ansia.

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Come inizia una sessione di ipnoterapia?

Una sessione di ipnoterapia inizia generalmente con una fase chiamata induzione ipnotica. In questa fase il terapeuta utilizza una serie di indicazioni verbali e tecniche di rilassamento che aiutano la persona a concentrarsi progressivamente su alcune sensazioni o immagini mentali.

Spesso vengono utilizzate metafore o conteggi progressivi che guidano il soggetto verso uno stato di maggiore calma e focalizzazione. L’obiettivo di questa fase è ridurre la tensione mentale e fisica, facilitando l’ingresso nello stato ipnotico.

Dopo l’induzione può seguire una fase più profonda, durante la quale il terapeuta propone specifiche suggestioni mirate al problema che si vuole affrontare. Queste suggestioni possono riguardare emozioni, comportamenti, percezioni corporee o modi diversi di interpretare alcune situazioni.

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Le esperienze sotto ipnosi sono volontarie o involontarie?

Una delle caratteristiche più interessanti dell’ipnosi è che molte risposte alle suggestioni vengono percepite come involontarie. Quando una persona riceve una suggestione ipnotica, può avere l’impressione che alcune azioni o sensazioni avvengano spontaneamente, quasi senza il proprio controllo cosciente.

Per esempio, se viene suggerito che il braccio diventerà leggero e si solleverà, il soggetto può percepire il movimento come automatico. Dal punto di vista neurologico, tuttavia, l’azione è comunque generata dal cervello della persona stessa. Ciò che cambia è la percezione soggettiva del controllo sull’azione.

Questo fenomeno è stato definito da alcuni studiosi come un’alterazione dei processi di monitoraggio interno, cioè della capacità di riconoscere come propri alcuni atti mentali o motori.

L’ipnosi è diversa dalla semplice immaginazione?

Sebbene l’immaginazione giochi un ruolo importante nell’esperienza ipnotica, esistono alcune differenze rilevanti. Quando immaginiamo volontariamente qualcosa, come il suono di un cane che abbaia o il profumo di un fiore, siamo consapevoli di star compiendo uno sforzo mentale.

Durante l’ipnosi, invece, le immagini mentali possono apparire più automatiche e realistiche. Il soggetto può percepire l’esperienza come se fosse realmente presente, con un livello di vividezza sensoriale maggiore rispetto alla normale immaginazione volontaria.

Le ricerche neuroscientifiche suggeriscono che durante queste esperienze ipnotiche alcune aree cerebrali coinvolte nella percezione sensoriale possono attivarsi in modo simile a quanto avviene durante esperienze reali.

Dr. Walter La Gatta
Psicologo – Psicoterapeuta – SessuologoDr. Walter La GattaRiceve in presenza ad Ancona, Fabriano, Civitanova Marche, Terni e Milano
Consulenze psicologiche e sessuologiche online

Tutte le persone possono essere ipnotizzate?

Non tutte le persone rispondono allo stesso modo all’ipnosi. Un elemento fondamentale è la collaborazione del soggetto. L’ipnosi non può funzionare se la persona non è motivata o non è disposta a partecipare all’esperienza.

La fiducia nel terapeuta, l’interesse verso la procedura e la capacità di concentrarsi sulle immagini mentali sono fattori che possono facilitare l’ingresso nello stato ipnotico.

In questo senso l’ipnosi è simile all’esperienza di essere coinvolti in un film o in un romanzo. Più si è disposti a lasciarsi coinvolgere dalla narrazione, più intensa sarà l’esperienza.

Esistono persone più ipnotizzabili di altre?

La ricerca scientifica ha dimostrato che l’ipnotizzabilità, cioè la capacità di rispondere alle suggestioni ipnotiche, varia notevolmente tra gli individui. Alcune persone sono molto sensibili alle suggestioni e possono sperimentare fenomeni ipnotici molto intensi, mentre altre mostrano una risposta più limitata.

Questa caratteristica sembra essere relativamente stabile nel tempo e può essere misurata attraverso specifiche scale psicologiche utilizzate nella ricerca.

Alcuni studi suggeriscono che i livelli più elevati di ipnotizzabilità si osservano durante l’infanzia e la prima adolescenza. Successivamente tendono a stabilizzarsi nell’età adulta. Tuttavia le differenze individuali sono molto più importanti di quelle legate all’età o al genere.

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L’ipnosi può controllare la mente?

Uno dei miti più diffusi riguarda l’idea che l’ipnosi possa permettere a qualcuno di controllare completamente la mente di un’altra persona. Le ricerche scientifiche non supportano questa convinzione.

Durante l’ipnosi la persona mantiene la capacità di valutare le situazioni e di rifiutare suggerimenti che contrastano con i propri valori o desideri. Le suggestioni funzionano meglio quando sono coerenti con le aspettative e gli obiettivi del soggetto.

L’ipnosi sembra agire soprattutto sui processi di consapevolezza e attenzione, modificando il modo in cui le persone percepiscono alcune esperienze, ma non elimina il libero arbitrio.

Per quali problemi psicologici può essere utile l’ipnosi?

L’ipnoterapia viene utilizzata in diversi ambiti clinici. Numerosi studi hanno mostrato che può essere efficace nel trattamento di alcune fobie, dei disturbi d’ansia, degli attacchi di panico e di alcuni disturbi psicosomatici.

Un campo particolarmente studiato è quello della gestione del dolore. L’ipnosi può contribuire a ridurre la percezione del dolore cronico e viene talvolta utilizzata anche in contesti medici, come durante alcune procedure chirurgiche o odontoiatriche.

Può essere utile anche per problemi di sonno, difficoltà di concentrazione, gestione dello stress e preparazione a situazioni ansiogene come parlare in pubblico.

Spesso l’ipnosi viene integrata con altre forme di psicoterapia, diventando uno strumento che facilita il cambiamento emotivo e comportamentale.

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Si può imparare l’autoipnosi?

Molti terapeuti insegnano ai pazienti tecniche di autoipnosi. L’autoipnosi consiste nell’imparare a entrare autonomamente in uno stato di rilassamento e concentrazione simile a quello sperimentato durante la seduta con il terapeuta.

Queste tecniche possono includere esercizi di respirazione, visualizzazioni guidate o l’associazione tra uno stato mentale e un gesto specifico. Con la pratica, alcune persone riescono a richiamare rapidamente uno stato di calma e concentrazione.

L’autoipnosi può essere utile per gestire l’ansia, migliorare il sonno, aumentare la concentrazione o affrontare situazioni stressanti.

Quali effetti fisiologici produce l’ipnosi?

Dal punto di vista fisiologico, l’ipnosi sembra attivare il sistema nervoso parasimpatico, che è responsabile delle risposte di rilassamento dell’organismo. Questo sistema è associato alla diminuzione della frequenza cardiaca, alla riduzione della tensione muscolare e a una respirazione più lenta e profonda.

Allo stesso tempo si osserva una riduzione dell’attività del sistema nervoso simpatico, che è invece coinvolto nelle reazioni di stress e nella risposta di attacco o fuga.

Questi cambiamenti fisiologici contribuiscono a creare uno stato di calma e benessere che può facilitare il lavoro terapeutico.

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Quante sedute sono necessarie per ottenere risultati?

La durata del trattamento dipende dal tipo di problema affrontato. Alcuni disturbi relativamente circoscritti, come certe forme di insonnia o alcune fobie specifiche, possono migliorare in un numero limitato di sedute.

Problemi più complessi, come disturbi dell’umore o difficoltà emotive radicate, richiedono generalmente un percorso terapeutico più lungo.

L’efficacia del trattamento dipende da diversi fattori, tra cui il livello di ipnotizzabilità della persona, la motivazione al cambiamento e la qualità della relazione tra paziente e terapeuta.

L’ipnosi è sicura e chi può praticarla?

Quando viene utilizzata da professionisti adeguatamente formati, l’ipnosi è considerata una tecnica sicura. In ambito clinico viene generalmente praticata da psicologi, psicoterapeuti o medici che hanno seguito una formazione specifica in ipnoterapia.

È importante che l’ipnosi venga utilizzata all’interno di un contesto professionale e con finalità terapeutiche chiare. In questo modo può diventare uno strumento utile e scientificamente fondato per favorire il benessere psicologico e affrontare diverse difficoltà emotive e comportamentali.

Dr. Walter La Gatta

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Foto di cottonbro studio

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