L’attaccamento negli adulti
| Chiama ora | Invia Email |
La ricerca sull’attaccamento adulto parte dall’idea che lo stesso sistema motivazionale che crea il legame emotivo tra genitori e figli sia responsabile anche dei legami che si sviluppano tra adulti nelle relazioni intime. Comprendere l’attaccamento adulto significa quindi esplorare come le prime esperienze relazionali influenzino il modo in cui amiamo, cerchiamo sicurezza, affrontiamo la distanza e costruiamo intimità nel corso della vita.
Cerchiamo di saperne di più.

Che cos’è la teoria dell’attaccamento?
La teoria dell’attaccamento è stata sviluppata da John Bowlby, psicoanalista britannico, per spiegare il profondo disagio emotivo dei bambini separati dai genitori. Bowlby osservò che i bambini mettono in atto comportamenti intensi come piangere, aggrapparsi o cercare disperatamente il genitore per mantenere o ristabilire la vicinanza. Egli ipotizzò che questi comportamenti non fossero difese immature, ma strategie adattive con una funzione evolutiva.
Secondo Bowlby, l’essere umano nasce con un sistema comportamentale dell’attaccamento, selezionato dall’evoluzione per garantire la sopravvivenza. I bambini, incapaci di proteggersi o nutrirsi da soli, dipendono da figure adulte che offrano cura, protezione e disponibilità emotiva.

Come funziona il sistema dell’attaccamento?
Il sistema dell’attaccamento risponde a una domanda fondamentale: la figura di attaccamento è vicina, accessibile e attenta? Se la risposta percepita è positiva, il bambino si sente sicuro, amato e libero di esplorare l’ambiente. Se la risposta è negativa, emergono ansia e comportamenti di protesta come la ricerca visiva, il pianto o il seguire attivamente il genitore.
Se la separazione è prolungata e la vicinanza non viene ristabilita, il bambino può entrare in uno stato di disperazione e depressione. Questo meccanismo collega la teoria evoluzionistica dello sviluppo alle moderne teorie sulla regolazione emotiva e sulla personalità.
Problemi di comunicazione in famiglia
Esistono differenze individuali nell’attaccamento infantile?
Sì. Mary Ainsworth, collaboratrice di Bowlby, studiò sistematicamente la separazione e il ricongiungimento tra bambini e genitori attraverso la procedura della strange situation. Da queste osservazioni emersero tre principali pattern di attaccamento.
Circa il 60% dei bambini mostra un attaccamento sicuro: si agita alla separazione ma si calma facilmente al ritorno del genitore. Circa il 20% manifesta un attaccamento ansioso-resistente: è molto angosciato dalla separazione e fatica a essere consolato, mostrando comportamenti ambivalenti. Un altro 20% circa presenta un attaccamento evitante: sembra poco turbato dalla separazione e evita il contatto al ricongiungimento.
Queste differenze sono correlate alla qualità delle cure ricevute nel primo anno di vita, in particolare alla sensibilità e alla responsività dei genitori.
In che modo l’attaccamento riguarda le relazioni adulte?
Bowlby sosteneva che l’attaccamento accompagna l’essere umano “dalla culla alla tomba”. Negli anni Ottanta, Hazan e Shaver applicarono questa idea alle relazioni romantiche, suggerendo che il legame tra partner adulti si basi sullo stesso sistema motivazionale dell’attaccamento infantile.
Le relazioni sentimentali e quelle tra bambino e caregiver condividono caratteristiche fondamentali: il sentirsi al sicuro in presenza dell’altro, il disagio quando l’altro è assente, la ricerca di vicinanza fisica ed emotiva, la condivisione delle esperienze e una forte attenzione reciproca.

Quali sono le implicazioni principali della teoria dell’attaccamento adulto?
La prima implicazione è che anche negli adulti esistono differenze individuali nell’attaccamento. Alcuni adulti sono sicuri, fiduciosi e a proprio agio con l’intimità. Altri sono ansiosi, temono l’abbandono e cercano costante rassicurazione. Altri ancora sono evitanti e tendono a mantenere distanza emotiva.
La seconda implicazione è che le relazioni adulte funzionano in modo simile a quelle infantili. Un partner disponibile e responsivo favorisce l’esplorazione, la crescita personale e il benessere psicologico, proprio come un caregiver sensibile fa con un bambino.
La terza implicazione è che lo stile di attaccamento adulto può riflettere, almeno in parte, le esperienze vissute con le figure genitoriali, attraverso modelli operativi interni che guidano aspettative, credenze e comportamenti nelle relazioni.
Come si misura l’attaccamento negli adulti?
I primi studi di Hazan e Shaver utilizzavano tre descrizioni che gli individui dovevano scegliere per rappresentare il proprio modo di vivere le relazioni intime: sicuro, evitante o ansioso-resistente. La distribuzione risultò simile a quella osservata nei bambini.
Ricerche successive hanno mostrato che l’attaccamento adulto è meglio descritto da due dimensioni continue: ansia di attaccamento, che riguarda il timore di non essere amati o sostenuti, ed evitamento dell’attaccamento, che riguarda il disagio verso l’intimità e la dipendenza reciproca. Gli adulti sicuri sono bassi su entrambe le dimensioni.
Le relazioni adulte funzionano davvero come quelle bambino-caregiver?
Numerosi studi indicano di sì, con alcune differenze. Le coppie adulte mostrano comportamenti di protesta e cura durante le separazioni, e questi comportamenti variano in base allo stile di attaccamento. Gli adulti sicuri tendono a relazioni più soddisfacenti, durature e basate sulla fiducia, e usano il partner come base sicura da cui esplorare il mondo.
Gli adulti evitanti, invece, tendono a minimizzare l’espressione emotiva, anche se studi fisiologici mostrano che spesso provano stress interno nonostante l’apparente distacco.
Congresso Centro Italiano di Sessuologia
L’attaccamento è stabile dalla prima infanzia all’età adulta?
La stabilità dell’attaccamento è una questione complessa e dibattuta. Le ricerche mostrano una correlazione solo moderata tra attaccamento infantile e attaccamento nelle relazioni adulte. Le esperienze successive, soprattutto quelle significative, possono modificare i modelli relazionali.
Alcuni modelli teorici suggeriscono che i modelli interni vengano continuamente aggiornati e possano essere “sovrascritti”, portando a bassa stabilità nel lungo periodo. Altri ipotizzano che le prime rappresentazioni rimangano attive per tutta la vita, influenzando il comportamento anche in presenza di nuove esperienze. La stabilità dell’attaccamento, quindi, è una questione empirica, non un presupposto fisso della teoria.
Intervista su Eiaculazione Precoce
Quali sono le domande aperte e le direzioni future della ricerca?
Resta da chiarire se tutte le relazioni sentimentali siano vere relazioni di attaccamento o se solo alcune svolgano questa funzione. Inoltre, non è ancora chiaro quale sia il valore evolutivo dell’attaccamento in età adulta. Infine, una delle sfide più importanti è comprendere quali fattori favoriscano il cambiamento verso una maggiore sicurezza relazionale, con l’obiettivo di migliorare il benessere psicologico e la qualità delle relazioni.
Dr. Walter La Gatta

Fonte principale

















